Tutti con Irma, un insulto sessista insopportabile.

E’ successo quasi alla vigilia del fatidico 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne.
Quando il consigliere comunale Michele Caradonna, incaricato dello spoglio, prende dall’urna la scheda di votazione fa fatica a credere quello che c’è scritto. “Irma…”, comincia a leggere. Ma subito si interrompe. Visibilmente in difficoltà. “Scheda nulla”. si affretta a dichiarare con imbarazzo il presidente dell’aula, Pasquale Di Rella. A quel punto è la consigliera di opposizione Irma Melini, che sa benissimo di non avere onominimie in aula, a pretendere che venga letto quanto scritto per sapere che insulto le fosse stato abbinato. “Irma la troia”: leggono dal banco della presidenza.
Uno dei 23 consiglieri comunali di Bari che hanno partecipato al voto per l’elezione dei componenti della giuria popolare ha scritto proprio quella parolaccia odiosa e sessista abbinata al nome della collega eletta fra i banchi del centrodestra. Non un hater qualunque sui social network, ma proprio un consigliere comunale eletto a Palazzo di città. E’ Melini allora ad alzarsi e a uscire dall’aula. Con lei abbandonano l’assemblea anche le altre (e poche) donne elette. “Il mio è stato un tentativo di tutelare l’immagine della consigliera – spiega il presidente Di Rella – ecco perché non volevo leggere il messaggio. E’ mio dovere esprimere solidarietà e denunciare l’assoluto degrado dimostrato nel corso di questa votazione in un’aula che meriterebbe molto meglio”.
Poi Caradonna prende l’iniziativa e chiede lo stop dei lavori. “Quando ho aperto la scheda non riuscivo a credere ai miei occhi. Volevo evitare che in questo consiglio potesse essere lanciato questo messaggio vergognoso nei confronti di una donna. Non siamo in grado di essere rispettosi delle persone: è un attacco ingiustificato”. Il consiglio comunale viene sospeso: una pausa che dura però soltanto cinque minuti.
Il sindaco Antonio Decaro è intervenuto immediatamente sulla vicenda: “Sono qui a esprimere la mia solidarietà alla consigliera Irma Melini non in quanto uomo, ma in quanto rappresentante delle istituzioni. Chi ha scritto quella parola offensiva, sessista e stupida su quella scheda ha sporcato l’aula consiliare stessa, ha svilito l’istituzione che rappresentiamo, a questo punto mi viene da dire, indegnamente. Mi auguro che la consigliera Melini vorrà accettare la solidarietà mia e della giunta e le scuse dell’intero consiglio comunale”.
“A tutti vorrei ricordare che nell’aula Enrico Dalfino si è esercitata la politica e l’amministrazione nelle sue forme più nobili – ha proseguito il sindaco – ed è a quell’esempio che dobbiamo tutti guardare. Possiamo scontrarci, lottare per le nostre idee, portare avanti con passione le nostre convinzioni, ma dobbiamo farlo nel rispetto del ruolo che ricopriamo e delle persone che abbiamo l’onore di rappresentare. Se non saremo capaci di fare questo potremo ritenere fallito il nostro compito di uomini e donne prima che di politici”.
E, da qui, un susseguirsi di manifestazioni di solidarietà nei confronti di Irma Melini. La consigliera ha anche ricevuto un fiore inviatole da un amico di San Girolamo attualmente in Portogallo. “Ciascuno di noi, nel profondo, ha un desiderio di riscatto – si legge nel bigliettino che accompagna il girasole – ed è questa la motivazione che ci spinge avanti”.
Messaggi di vicinanza da ogni dove ed ai quali ci uniamo incondizionatamente.
L’occasione è ghiotta anche per ribadire l’importanza del riequilbrio della rappresentanza. Un atto dvuto di civiltà da parte degli elettori che deve essere incoraggiato ed avvalorato da opportune leggi elettorali chee, sinora, sono andate nella direzione opposta dell’empowerment.
Una politica tutta da dimenticare. E non basta la solidarietà alla consigliera Melini: è necessario invece un grande sforzo di tutti per restituire alla società tutta la classe politica che merita.

